Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”



Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..



Pino Ciampolillo

venerdì 26 febbraio 2016

LA JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”




tratto da "http://www.qtsicilia.it"   Venerdi, 26 febbraio 2016


LA JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”



Cronaca Mercoledi, 24 febbraio 2016

Fonte: qtsicilia.it

di Adomex

L'insalubre zona industriale di Siracusa per diversi anni è stata sotto osservazione del magistrato ambientalista Maurizio Musco.

Le sue indagini hanno messo in ginocchio le aziende del petrolchimico di Siracusa costrette a subire diverse condanne per gravi eco-reati, come il traffico o il trattamento illecito di rifiuti, la gestione illecita di discariche.

Maurizio Musco è il magistrato, tra l'altro, che è riuscito a fare ottenere risarcimenti alle famiglie che hanno subito malformazioni a carico dei loro figli, a Siracusa.

Sino alla metà dell’anno 2011 il dott. Musco era considerato uno dei migliori magistrati del distretto di Corte d’appello di Catania, uno dei massimi esperti nazionali in materia di eco-reati.

Poi succede qualcosa di strano. Musco tocca fili che non avrebbe dovuto toccare.

L’indagine su una società che si occupa di gestione di rifiuti: la Oikothen. Si tratta di una società che avrebbe voluto, ma ci tenta ancora, realizzare una piattaforma polifunzionale per il trattamento di rifiuti pericolosi. Nel corso delle indagini Musco scopriva che “le carte” presentate ai competenti uffici per ottenere le autorizzazioni, contenevano elementi falsi, in quanto la realizzazione della discarica incriminata avrebbe comportato il rischio concreto di compromissione di una falda acquifera nel Comune di Augusta, falda che compariva e scompariva dalle carte secondo in quale ufficio resiedevano.

Musco, dopo le dovute indagini, chiede il rinvio a giudizio dei dirigenti della società Oikothen e dell’allora sindaco di Augusta Massimo Carrubba e del vice sindaco Nunzio Perrotta. Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che il comune di Augusta in seguito verrà sciolto per infiltrazioni mafiose.

I dirigenti Oikothen optano per il rito abbreviato, mentre Carrubba e Perrotta chiedono il rito ordinario. All’esito dell’udienza preliminare i dirigenti Oikothen vengono condannati e Carrubba e Perrotta rinviati a giudizio.

Successivamente alla sentenza di condanna per i dirigenti della società incriminata, viene imputato anche il geologo Marco Petitta, perito che era stato nominato dal giudice come consulente tecnico. Quest’ultimo filone del caso Oikothen viene assegnato, in sede di udienza preliminare, guarda caso al giudice Vincenzo Panebianco.

Nel giungo del 2012, mentre era pendente la predetta udienza preliminare, Musco scopre che, attraverso un sistema di scatole cinesi, dietro la società Oikothen vi erano “nomi pesanti” tra cui, guarda caso, proprio la moglie del Giudice Panebianco, Elena Dessena Quercioli. Il Giudice Panebianco, nonostante ciò, trattò la prima udienza come se nulla fosse, con nonchalance. Ma il dott. Musco, accortosi della combine, presentava all’udienza successiva, istanza di ricusazione del giudice Panebianco, che "sorpreso" dichiarava in udienza che “apprendeva solo in quel momento” che la propria moglie avesse cointeressenze economiche con la società Oikothen, decidendo, una volta scoperto, di astenersi autonomamente.

Come mai nessuno ha gridato allo scandalo per tutto ciò? La stampa locale, mentre attaccava Musco, di contro rimaneva assolutamente silente dinnanzi a tale plateale situazione di incredibile, imbarazzante incompatibilità. Tace la magistratura.
Come mai, anche il Ministro Paola Severino non ha voluto vederci chiaro sui rapporti tra Oikothen, la moglie del Giudice Panebianco e lo stesso Giudice Panebianco? Lo spieghiamo di seguito.

Continuiamo!

Ad un certo punto della sua indagine Maurizio Musco scopre, ulteriormente, che dietro la società Oikothen vi era un altro nome pesantissimo: Emma Marcegaglia. La Marcegaglia, come ben sanno tutti, cura gli interessi dell’omonimo gruppo di famiglia e negli ultimi anni attraverso una interessante operazione di lifting d’immagine ha cercato di presentarsi pubblicamente come esempio di esemplare moralità imprenditoriale.

E’ opportuno, però, ricordare che: <<Antonio Marcegaglia, del gruppo Marcegalia,  ha patteggiato (nel 2004) una condanna a 11 mesi di reclusione e un risarcimento di circa 6 milioni di euro>> Non solo, ma <<dalle sue dichiarazioni rese ai pm è nato un filone d’indagine forse ancora più imbarazzante per la famiglia mantovana che controlla uno dei più importanti gruppi siderurgici italiani. Sì, perché grazie alla collaborazione delle autorità di Berna, la Procura di Milano ha ricostruito una rete di conti svizzeri alimentati per un decennio da fondi neri dei Marcegaglia. Un vero tesoretto, che secondo la ricostruzione dei magistrati sarebbe stato utilizzato dalla famiglia della presidente di Confindustria per una lunga serie di operazioni riservate>>. (fonte Il Fatto Quotidiano).

Questi i soggetti di cui ci stiamo occupando. Che nel 2012, come è noto, hanno scatenato a Siracusa un vero e proprio tsunami nei confronti del PM Musco. Una impressionante campagna mediatica prezzolata, alimentata da interrogazioni parlamentari ad orologeria, ha fatto si che l’allora Ministro Paola Severino disponesse un’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa. Ispezione finalizzata a stabilire se il Musco avesse favorito o meno nello svolgimento della sua attività l’avv. Piero Amara, legale di importanti gruppi industriali operanti sul territorio nazionale ed internazionale. Una ispezione di intimidazione e condizionamento dell’azione giurisdizionale la definiremmo, perchè intrapresa su argomenti che nulla ci azzeccavano con l'inkiesta in corso. Una macchina del fango ad usum delfinii.

Nonostante tutto ciò, però, al termine del loro lavoro gli ispettori nominati dal Ministro Severino,  scrivevano che “l’adombrata corsia preferenziale che secondo i giornali interessati ed i deputati interroganti sarebbe stata riservata allo studio dell’avv. Amara si era rivelata di fatto inesistente”.Coerentemente gli ispettori non rilevano alcuna anomalia nell’azione giurisdizionale della Procura aretusea.

Malgrado tutto ciò, l’allora Ministro Paola Severino sollecita la Dir. Generale Magistrati (che nulla ha a che vedere con le inchieste ispettive) a formulare “valutazioni e proposte”. La Dir. Generale Magistrati, dopo qualche giorno, propone al Ministro di chiedere il trasferimento del dott. Musco sulla base di “attuali” cointeressenze economiche tra il magistrato e l’avv. Amara, in controtendenza all'esito dell'ispezione ministeriale. Mentre tace sulle vere inquietanti incompatibilità di altri.

Il Ministro Severino, che non era di certo disinteressata agli affari della famiglia Marcegaglia, sottolineava tali medesime infondate circostanze, circa le “attuali” cointeressenze economiche e chiedeva al C.S.M. il trasferimento immediato del dott. Musco.

Il C.S.M., nelle more degli accertamenti nel merito, trasferiva in via provvisoria Musco alla Procura di Palermo, salvo poi reintegrarlo alla Procura di Siracusa.

 E sorgono alcune domande spontanee:

Come mai il Ministro Paola Severino, nonostante fosse stato dimostrato che la campagna mediatica posta in essere nei confronti del Musco si fosse rivelata del tutto infondata, ha chiesto lo stesso il trasferimento cautelare del Musco? E come mai ha motivato la sua richiesta affermando falsamente (gli ispettori l'avevano escluso) “l’attuale cointeressenza economica” tra il dott. Musco e l’avv. Amara?

Non tocca a noi rispondere, ma lo affermiamo in questa sede e pubblicamente, per interrogare chi di competenza e nelle sedi opportune. La sig.ra Paola Severino non era nelle condizioni di potere formulare nessuna richiesta di trasferimento nei confronti del dott. Musco, non solo per la impropria, forzata, infondata richiesta, ma soprattutto perché la stessa è intima amica e sodale della sig.ra Emma Marcegaglia. Infatti, c’è da dire che, oltre al rapporto di amicizia esiste anche una collaborazione tra le due presso l’Università Luiss di Roma di proprietà di Confindustria, essendo la Severino, “Protettore Vicario dell’Ateneo” e la Marcegalia, “Presidente della Luiss” stessa.

E’ del tutto evidente che la sig.ra Paola Severino avrebbe dovuto astenersi dal trattare una vicenda che riguardava il magistrato che indagava nei confronti della società della sua amica e sodale Emma Marcegaglia, per il quale progetto la stessa aveva investito parecchio.

Purtroppo la sig.ra Severino sebbene sia molto brava, come anche la sua amica Emma, a curare la sua immagine pubblica (era stata proposta addirittura, cose da pazzi, come Presidente della Repubblica) non è stata altrettanto brava a valutare la sussistenza in capo a se stessa (nei confronti degli altri però si) gli obblighi e l’opportunità dell’astensione.

In sintesi: il dott. Musco apre un’indagine contro la società Oikothen e, non appena arriva alla famiglia Marcegaglia, “guarda caso” la sig.ra Severino, intima amica della sig.ra Emma, prima dispone un’ispezione a Siracusa e poi chiede il trasferimento del magistrato, nonostante l’esito dell’ispezione consideri inesistenti i cd favoritismi ambientali nel rapporto Musco/Amara.

Ma nulla dice il ministro che nel corso delle indagini si scopre che facevano parte della società Oikothen la famiglia Marcegaglia e la moglie del Giudice Panebianco, che dopo la richiesta di rinvio a giudizio, si trova, guarda caso, come Giudice dell’udienza preliminare. Bravo il dott. Vincenzo Panebianco. Il dott. Musco, avendo scoperto il tutto, ricusa Panebianco, il quale è costretto ad astenersi. A questo punto si infiamma il terremoto mediatico contro il dott. Musco.

Il giudice Panebianco, marito incompatibile della socia Oikothen, insieme ad altri magistrati tra cui il dott. Antonio Nicastro ed il dott. Andrea Palmieri (di cui si parleremo in altra puntata) facevano parte della locale sezione dell’ANM, che puntarono il dito contro il dott. Musco e sollecitarono l’ispezione del Ministro della Giustizia, Paola Severino, amica interessata della sig.ra Emma Marcegaglia.

Ma nessuno di questi si è mai posto il problema del necessario obbligo di astensione per le evidenti incompatibilità in cui si trovavano, il Panebianco nel porsi a giudice di sua moglie e il Ministro, amica della Marcegaglia, a disporre l’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa e del dott. Musco fino a chiederne il trasferimento da Siracusa per non essersi astenuto dalla trattazione di procedimenti in cui Amara era difensore. In effetti lo si voleva eliminare, troppo scomodo per gli affari della famiglia.

La sig.ra Severino non ha mai avuto la tensione morale né il pudore di astenersi dal decidere le sorti di un magistrato che indagava contro la sua amica/sodale. Anche quando gli ispettori nominati dal Ministro al momento della consegna della loro relazione non avevano proposto la misura del trasferimento del dott. Musco. Lo stesso, però,veniva trasferito ugualmente, evidentemente, per eliminare l’ostacolo agli affari “sporchi” della Oikothen.

Se questa è la Giustizia...Ma non finisce qui. Alla prossima puntata.

Link utili:





IL COMUNE DICE SI ALLA PIATTAFORMA POLIFUNZIONALE OIKOTHEN nonostante la opposizione ferma e decisa dei cittadini di Augusta.


Una sciagura annunciata, un delitto perpetrato dalle lobby economiche, politiche e sindacali ai danni dei cittadini di Augusta!
I Cittadini di Augusta esprimono tutta la loro delusione per l’incoerenza ed il pressappochismo con cui è stata rilasciata dal Comune di Augusta l’autorizzazione alla “Piattaforma Oikothen per rifiuti pericolosi e non” nonostante la già accertata insostenibile situazione igienico-sanitaria del territorio.


Mettiamo a conoscenza dei cittadini i fatti su cui riflettere:


- il 15.11.05 la Provincia aveva espresso parere negativo all’impianto Oikothen (che prevede trattamenti di inertizzazione e bonifica per 140.000 t/a di rifiuti e due discariche per 500.000 m3 di rifiuti, di cui 200.000 pericolosi) per il rischio alla salute e per l’inquinamento irreversibile della falda acquifera derivante dalle discariche che sono previste proprio nella zona di ricarica idrica dove già esistono ben 13 pozzi profondi che alimentano l’acquedotto comunale di Augusta;


- il 3.06.06 il Comune di Augusta ed il 5.06.06 l’Assessorato Regionale al Territorio (ARTA) esprimevano parere negativo agli scarichi dell’inceneritore Oikothen;


- il 24/10/06, a fronte di tali dinieghi, l'Oikothen, nella riunione presso gli Uffici 3 dell’ARTA, comunicava l’intendimento di voler realizzare la piattaforma priva del previsto inceneritore, cioè “ridimensionata”e ne chiedeva le autorizzazioni.


La piattaforma così “ridimensionata”, a giudizio di tecnici e giuristi, rappresenta un nuovo e diverso impianto per il quale necessita un nuovo progetto con una nuova VIA e con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).


Nella stessa riunione del 24/10/06 il prof. Parmaliana, consulente del Comune di Augusta, invece di sostenere che non si può dare parere a un progetto prima che questo venga regolarmente presentato, si riservava di esprimerlo entro i 10 giorni successivi.


- Il 17.11.06, nella riunione indetta dai DS di Augusta ed allargata a PRC, PC e PSI sull’escamotage del “ridimensionamento Oikothen”, si propose di non accettare in Consiglio Comunale la piattaforma Oikothen “ridimensionata” ed il nostro Comitato, con lettera aperta del 20.11.2006, evidenziava la inammissibile ed assurda richiesta di parere su un impianto nuovo privo di progetto, invitando il Comune a non darne alcuno.


- Il 30.11.06 l’ing. Franco Formica, Dirigente del V settore del Comune di Augusta, esprimeva parere favorevole, ai soli fini degli scarichi atmosferici, alla Piattaforma Oikothen “ridimensionata” pur sapendo che questa prevedeva sempre le 2 pericolosissime discariche e gli impianti di inertizzazione e bonifica.


Venivano così azzerati i pareri “non favorevoli” in precedenza espressi dal nostro Comune sull’Oikothen. Venivano ignorate le promesse del Sindaco Carrubba, che “non avrebbe mai autorizzato alcun nuovo insediamento industriale nel nostro territorio”. Ma Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati erano veramente all’oscuro di tutto? Sconoscevano forse la riserva di Parmaliana ed il parere del Formica? Sconoscevano lo stato in cui versa il nostro Territorio dal punto di vista sanitario ed ambientale?


Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati, è così che ci rappresentate in problemi tanto scottanti? Ora che non potete più dire “non lo sapevamo” cosa intendete fare?


E’ risaputo che una seria ed impegnata Amministrazione Comunale può rimediare ai gravi errori del Parmaliana e del Formica ritirando, in autototutela, il parere favorevole espresso da quest’ultimo sulla piattaforma Oikothen. 


Augusta 11.04.2007

Dal “Comitato Cittadino di Augusta Contro gli Inceneritori e per il Diritto alla Vita” aderente a “Decontaminazione Sicilia” Coordinamento Regionale dei Comitati Civici.


AUGUSTA,MUSCO MAURIZIO,OIHOTHEN,SIRACUSA,RIFIUTI PERICOLOSI,CARRUBBA MASSIMO,PERROTTA,PETITTA,PANEBIANCO VINCENZO,QUERCIOLI DESSENA ELENA,SEVERINO PAOLA,MERCEGAGLIA EMMA,AMARA,BAMBINI MALFORMATI 

CRONOLOGIA DOCUMENTALE RINNOVO DECRETO A.I.A. 693 LUGLIO 2008 ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE

CRONOLOGIA DOCUMENTALE RINNOVO DECRETO 693 LUGLIO 2008 ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE


ITALCEMENTI 2014 16 GENNAIO AMA 15 ITALCEMENTI RICHIESTA RINNOVO DECRETO AIA PROT ARTA 2176 17 GENNAIO 2014.

ITALCEMENTI 2014 11 GIUGNO PROT I AMA 128 ITALCEMENTI RELAZIONE TECNICA RINNOVO DECRETO AIA 693 2008

ITALCEMENTI 2014 23 LUGLIO 1 SERVIZIO PUBBLICO INIZIO PROCEDIMENTO RINNOVO AIA DECR 693 2008.

ITALCEMENTI 2014 16 LUGLIO PROT 52367 1 SERVIZIO CONVOCAZIONE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO  RINNOVO AIA RICHIESTA ITALCEMENTI PROT 2176 17 GENNAIO 2014 VERBALE DEL 22 LUGLIO

ITALCEMENTI 2014 2 SETTEMBRE ISOLA PULITA OSSERVAZIONI ALLA RICHIESTA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ITALCEMENTI

ITALCEMENTI 2014 17 OTTOBRE CIRCOLARE 0.022.295 GAB D. LGS 46 2014 RIESAME CON VALENZA DI RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 RINNOVO AIA

ITALCEMENTI  2014 22 DICEMBRE pec ITALCEMENTI  PROT 59998 22 DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA DECRETO 693 2008  D.L.GS 46 2014

ITALCEMENTI 2014 29 DICEMBRE ITALCEMENTI PROT 18563 29 DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DLGS 46 2014

VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING PROT 47711 DEL 19 10 2015 ITALCEMENTI SPA


ITALCEMENTI 2015 16 11 RISCONTRO DIFFIDA VERACE PROT 47711 19 OTT RIESAME CON VALENZA     RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DECR LGS 46 2014. 

SERVIZIO 1 2016 24 FEBB ASSESSORATO AMBIENTE PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI.


SERVIZIO 1 2016 24 FEBB ASSESSORATO AMBIENTE PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI




ITALCEMENTI 2015 16 11 RISCONTRO DIFFIDA VERACE PROT 47711 19 OTT RIESAME CON VALENZA     RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DECR LGS 46 2014



VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING PROT 47711 DEL 19 10 2015 ITALCEMENTI SPA





ITALCEMENTI 2014 29 DICEMBRE ITALCEMENTI PROT 18563 29 DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DLGS 46 2014







ITALCEMENTI  2014 22 DICEMBRE pec ITALCEMENTI  PROT 59998 22 DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA DECRETO 693 2008  D.L.GS 46 2014

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ITALCEMENTI 2014 17 OTTOBRE CIRCOLARE 0022295 GAB D. LGS 46 2014 RIESAME CON VALENZA DI RINNOVO AIA DECR...

ITALCEMENTI 2014 2 SETTEMBRE ISOLA PULITA OSSERVAZIONI ALLA RICHIESTA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE I...

ITALCEMENTI 2014 16 LUGLIO PROT 52367 1 SERVIZIO CONVOCAZIONE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO RINNOVO AIA RIC...

ITALCEMENTI 2014 23 LUGLIO 1 SERVIZIO PUBBLIC INIZIO PROCEDIMENTO RINNOVO AIA DECR 693 2008

ITALCEMENTI 2014 11 GIUGNO PROT i AMA 128 ITALCEMENTI RELAZIONE TECNICA RINNOVO DECRETO AIA 693 2008

ITALCEMENTI 2014 16 GENNAIO AMA 15 ITALCEMENTI RICHIESTA RINNOVO DECRETO AIA PROT ARTA 2176 17 GENNAIO 2014...

150 GIORNI, 17 Ottobre 2007, 2008, 2014, 2015, A.I.A..DECRETO 693, ANZA', Arpa, AZIENDA INSALUBRE, CANNOVA, CENTRALINE.PRESCRIZIONI, CONDO, DIFFIDA, ITALCEMENTI, REVOCA, RINNOVO, SANSONE, TOLOMEO, VERACE, Zuccarello,

lunedì 8 giugno 2015

LA VERITÀ SI DI-SVELA PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE

LA VERITÀ SI DI-SVELA  PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE







Oggi 8 giugno 2015, a distanza di 33 anni dalla barbara esecuzione della sentenza di morte di Vincenzo Enea , è un gran giorno per i Cittadini di Isola delle Femmine per la Legalità per  la democrazia per la convivenza civile della Comunità.

La sentenza di morte di  Vincenzo Enea, a solo 47 anni,  pronunciata dal  “Tribunale della mafia” riunitosi   nel villino del boss  Rosario Riccobono in Partanna via Sottocanale  trovava la sua motivazione nel fatto che : 

Vincenzo Enea era un soggetto che non rispettava le sollecitazioni della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine…andava ucciso per motivi di costruzioni, di terreno e di soldi.... Vincenzo Enea è un imprenditore ribelle e come tale va giustiziato"  

Il magistrato Russo  in occasione delle manifestazioni  per ricordare la strage di Capaci ebbe a dire “ la giustizia arriva sempre in ritardo rispetto alla verità, mentre i Cittadini che  vivono la quotidianità, che conoscono i fatti,  gli avvenimenti  di cui sono stati testimoni , loro la verità. i Cittadini di Isola delle Femmine l’hanno vissuta in diretta …”
I cittadini di Isola a distanza di 33 anni,  liberi da ogni condizionamento e  liberi dal clima di intimidazione imperante di allora che li aveva costretti ad assumere un atteggiamento  reticente trasformatosi in alcuni casi in atteggiamenti omertosi.

Da oggi 8 giugno 2015, sono legittimati ad urlare la loro VERITA’ .

Pino Ciampolillo
ISOLA PULITA


LA VERITA’ SI DI-SVELA  PER I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE

Oggi 8 giugno 2015, a distanza di 33 anni dalla barbara esecuzione della sentenza di morte di Vincenzo Enea , è un gran giorno per i Cittadini di Isola delle Femmine per la Legalità per  la democrazia per la convivenza civile della Comunità.
La sentenza di morte di  Vincenzo Enea, a solo 47 anni,  pronunciata dal  “Tribunale della mafia” riunitosi   nel villino del boss  Rosario Riccobono in Partanna via Sottocanale  trovava la sua motivazione nel fatto che : 
Vincenzo Enea era un soggetto che non rispettava le sollecitazioni della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine…andava ucciso per motivi di costruzioni, di  terreno e di soldi.... Vincenzo Enea è un imprenditore ribelle e come tale va giustiziato"  
Il magistrato Russo  in occasione delle manifestazioni  per ricordare la strage di Capaci ebbe a dire “ la giustizia arriva sempre in ritardo rispetto alla verità, mentre i Cittadini che  vivono la quotidianità, che conoscono i fatti,  gli avvenimenti  di cui sono stati testimoni , loro la verità. i Cittadini di Isola delle Femmine l’hanno vissuta in diretta …”
cittadini di Isola a distanza di 33 anni,  liberi da ogni condizionamento

e  liberi dal clima di intimidazione imperante di allora che li aveva costretti ad assumere un atteggiamento  reticente  trasformatosi in alcuni casi in atteggiamenti omertosi.
Da oggi 8 giugno 2015, sono legittimati ad urlare la loro VERITA’ .
Pino Ciampolillo
ISOLA PULITA

domenica 7 giugno 2015

L'ETICA DELLA RESPONSABILITA': 8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vinc...

8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia






8 GIUGNO 1982 FOTO DI MARIA LETIZIA BATTAGLIA 
L’umiliazione e l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è ancora vivo ad Isola delle Femmine ma c’è chi ha ancora voglia di affrontare le ombre del passato e di ricordare tragici eventi che la coscienza collettiva aveva rimosso. A 33 anni di distanza, l’8 giugno ad Isola delle Femmine si ricorderà Vincenzo Enea, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia nel lontano 1982, a soli 47 anni. Il comitato civico “Isola pulita” da tempo preme sull’amministrazione comunale perché venga intitolata una piazza alla vittima di mafia Vincenzo Enea e ha deciso di chiamare la cittadinanza a raccolta, lunedì 8 maggio, intorno alle 10, nel luogo dove avvenne l’omicidio, in via Palermo, vicino la Biblioteca comunale.
Alle 8 di quel lontano 8 giugno 1982 alla stazione dei carabinieri arrivò la notizia dell’uccisione del proprietario del lido “Village Bungalow”, Vincenzo Enea. Immediatamente il maresciallo Vincenzo Lo Bono accorse sul luogo, trovando la Renault di Enea e il suo cadavere, crivellato di colpi e in una pozza di sangue. Come riporta la sentenza di condanna del suo omicida, “Enea Vincenzo veniva descritto dai più come uomo mite e remissivo, sempre pronto ad aiutare chi si trovasse in difficoltà”, ma i carabinieri si scontrarono contro “il muro di omertà delle persone sentite”. Le indagini non portarono a nulla e, dopo una serie di archiviazioni e riaperture del caso, solo nel 2010, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo, il sostituto procuratore Del Bene ha deciso di riaprire il caso, riuscendo a far condannare per l’omicidio il killer Francesco Bruno.  
 All’epoca dei fatti il territorio di Isola delle Femmine faceva parte del mandamento del boss mafioso Rosario Riccobono (poi ucciso dalla fazione corleonese di Riina) e fu proprio nella sua villetta a Mondello che venne preparato l’omicidio. Secondo le dichiarazioni del pentito Onorato “Enea disturbava affari legati alle attività nel settore dell’edilizia”, affari a cui erano interessati anche il boss Riccobono, Salvatore Lo Picolo e Francesco Bruno. Pare che Totò Riina fu molto contrariato dell’uccisione dell’imprenditore isolano, perché Riccobono, Lo Piccolo e Bruno avevano agito senza avvertire il vertice di Cosa Nostra, violando le regole dell’ordinamento mafioso.
Nel 2000 anche il figlio di Vincenzo Enea, Pietro, decise di rendere alla Questura di Palermo un’ampia testimonianza sull’omicidio, spiegando di essere stato reticente fino a quel momento temendo ritorsioni nei confronti della sua famiglia. Questa è la storia che emerge dalle sue dichiarazioni e che leggiamo nella sentenza:
…quel mattino, di buon’ora, Pietro era andato a pesca con gli amici e, tornando a casa, notò nei pressi del “Villaggio bungalow” una Fiat 124 bianca con, a bordo, quattro uomini, fra i quali Francesco Bruno, che lo salutò. La cosa lo colpì molto perché sapeva che l’uomo era da tempo latitante. Direttosi poi ai bungalows, trovò il cadavere del padre riverso per terra. Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Pietro raccontò anche delle intimidazioni che ricevette perché rimanesse in silenzio e le telefonate minatorie alla madre (“…ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre…”), che lo indussero ad allontanarsi da Isola delle Femmine e a trasferirsi negli Stati Uniti.
Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione, sentenza passata in giudicato lo scorso febbraio. Adesso che verità è stata fatta e Vincenzo Enea è stato riconosciuto vittima di mafia, “Isola Pulita” ricorderà l’omicidio nel luogo in cui avvenne l’assassinio e poi si recherà in Municipio per la firma degli atti deliberativi da parte della giunta, per l’intitolazione di Piano Ponente. Piano Levante, invece, verrà dedicato al vicebrigadiere in congedo Nicolò Piombino, anch’egli ucciso dalla mafia, il 26 gennaio 1982, per la sua collaborazione alla ricostruzione dell’uccisione di Giacomo Impastato, avvenuto nella zona. Forse questo riscatterà, seppur in minima parte, il paese di Isola delle Femmine, dalla macchia lasciata dalle infiltrazioni mafiose.
Eliseo Davì

ENEA VINCENZO PROGETTO VARIANTE INTERNA DI UN FABBRICATO COMPRESO TRA VIALE ITALIA MARINO COSTA CORSARA FIRME CONSIGLIO IMPASTATO PARTICELLE 35b 36b 79b 84 FOGLIO 1

ENEA VINCENZO ESAMINA IL PROGETTO DI CUI SOPRA  UFFICIO VIA DEI PINI ISOLA DELLE FEMMINE
DISCORDANZE DI DATE:  LA FIRMA IN CALCE AL CONTRATTO RISULTAVA ESSERE DELLA MAMMA DI CATALDO RICCOBONO LUCIDO. IL CONTRATTO RISULTA ESSERE FIRMATO DOPO LA MORTE DELLA FIRMATARIA  




8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia

8 GIUGNO ORE 10 Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia
8 GIUGNO 1982 FOTO DI MARIA LETIZIA BATTAGLIA 
L’umiliazione e l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è ancora vivo ad Isola delle Femmine ma c’è chi ha ancora voglia di affrontare le ombre del passato e di ricordare tragici eventi che la coscienza collettiva aveva rimosso. A 33 anni di distanza, l’8 giugno ad Isola delle Femmine si ricorderà Vincenzo Enea, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia nel lontano 1982, a soli 47 anni. Il comitato civico “Isola pulita” da tempo preme sull’amministrazione comunale perché venga intitolata una piazza alla vittima di mafia Vincenzo Enea e ha deciso di chiamare la cittadinanza a raccolta, lunedì 8 maggio, intorno alle 10, nel luogo dove avvenne l’omicidio, in via Palermo, vicino la Biblioteca comunale.
Alle 8 di quel lontano 8 giugno 1982 alla stazione dei carabinieri arrivò la notizia dell’uccisione del proprietario del lido “Village Bungalow”, Vincenzo Enea. Immediatamente il maresciallo Vincenzo Lo Bono accorse sul luogo, trovando la Renault di Enea e il suo cadavere, crivellato di colpi e in una pozza di sangue. Come riporta la sentenza di condanna del suo omicida, “Enea Vincenzo veniva descritto dai più come uomo mite e remissivo, sempre pronto ad aiutare chi si trovasse in difficoltà”, ma i carabinieri si scontrarono contro “il muro di omertà delle persone sentite”. Le indagini non portarono a nulla e, dopo una serie di archiviazioni e riaperture del caso, solo nel 2010, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo, il sostituto procuratore Del Bene ha deciso di riaprire il caso, riuscendo a far condannare per l’omicidio il killer Francesco Bruno.  
 All’epoca dei fatti il territorio di Isola delle Femmine faceva parte del mandamento del boss mafioso Rosario Riccobono (poi ucciso dalla fazione corleonese di Riina) e fu proprio nella sua villetta a Mondello che venne preparato l’omicidio. Secondo le dichiarazioni del pentito Onorato “Enea disturbava affari legati alle attività nel settore dell’edilizia”, affari a cui erano interessati anche il boss Riccobono, Salvatore Lo Picolo e Francesco Bruno. Pare che Totò Riina fu molto contrariato dell’uccisione dell’imprenditore isolano, perché Riccobono, Lo Piccolo e Bruno avevano agito senza avvertire il vertice di Cosa Nostra, violando le regole dell’ordinamento mafioso.
Nel 2000 anche il figlio di Vincenzo Enea, Pietro, decise di rendere alla Questura di Palermo un’ampia testimonianza sull’omicidio, spiegando di essere stato reticente fino a quel momento temendo ritorsioni nei confronti della sua famiglia. Questa è la storia che emerge dalle sue dichiarazioni e che leggiamo nella sentenza:
…quel mattino, di buon’ora, Pietro era andato a pesca con gli amici e, tornando a casa, notò nei pressi del “Villaggio bungalow” una Fiat 124 bianca con, a bordo, quattro uomini, fra i quali Francesco Bruno, che lo salutò. La cosa lo colpì molto perché sapeva che l’uomo era da tempo latitante. Direttosi poi ai bungalows, trovò il cadavere del padre riverso per terra. Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Pietro raccontò anche delle intimidazioni che ricevette perché rimanesse in silenzio e le telefonate minatorie alla madre (“…ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre…”), che lo indussero ad allontanarsi da Isola delle Femmine e a trasferirsi negli Stati Uniti.
Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione, sentenza passata in giudicato lo scorso febbraio. Adesso che verità è stata fatta e Vincenzo Enea è stato riconosciuto vittima di mafia, “Isola Pulita” ricorderà l’omicidio nel luogo in cui avvenne l’assassinio e poi si recherà in Municipio per la firma degli atti deliberativi da parte della giunta, per l’intitolazione di Piano Ponente. Piano Levante, invece, verrà dedicato al vicebrigadiere in congedo Nicolò Piombino, anch’egli ucciso dalla mafia, il 26 gennaio 1982, per la sua collaborazione alla ricostruzione dell’uccisione di Giacomo Impastato, avvenuto nella zona. Forse questo riscatterà, seppur in minima parte, il paese di Isola delle Femmine, dalla macchia lasciata dalle infiltrazioni mafiose.
Eliseo Davì
ENEA VINCENZO PROGETTO VARIANTE INTERNA DI UN FABBRICATO COMPRESO TRA VIALE ITALIA MARINO COSTA CORSARA FIRME CONSIGLIO IMPASTATO PARTICELLE 35b 36b 79b 84 FOGLIO 1
ENEA VINCENZO ESAMINA IL PROGETTO DI CUI SOPRA  UFFICIO VIA DEI PINI ISOLA DELLE FEMMINE
DISCORDANZE DI DATE:  LA FIRMA IN CALCE AL CONTRATTO RISULTAVA ESSERE DELLA MAMMA DI CATALDO RICCOBONO LUCIDO. IL CONTRATTO RISULTA ESSERE FIRMATO DOPO LA MORTE DELLA FIRMATARIA